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Amianto sul lavoro: obblighi del datore e bonifica
L'amianto è vietato in Italia dal 1992, ma resta presente in molti capannoni, coperture e impianti costruiti prima di quella data.
L'amianto è vietato in Italia dal 1992, ma resta presente in molti capannoni, coperture e impianti costruiti prima di quella data. Se un'azienda occupa o gestisce un immobile con materiali contenenti amianto, il datore di lavoro ha obblighi precisi: censire la presenza del materiale, valutarne lo stato di conservazione e, se necessario, avviare una bonifica affidata a imprese abilitate, senza intervenire mai in autonomia sui materiali friabili.
Punti chiave#
- L'amianto è vietato dalla Legge 257/1992, ma resta legittimamente presente in strutture, coperture e impianti realizzati prima del divieto, purché monitorato e gestito correttamente.
- Il datore di lavoro deve censire i materiali contenenti amianto presenti nell'immobile e valutarne periodicamente lo stato di conservazione, distinguendo tra materiali integri e materiali degradati o friabili.
- La rimozione o l'incapsulamento dell'amianto va sempre affidata a imprese iscritte all'albo gestori ambientali e abilitate a operare su questo materiale, previa presentazione di un piano di lavoro alle autorità competenti.
- L'esposizione all'amianto è collegata a patologie gravi con lunga latenza: asbestosi, placche pleuriche, mesotelioma e tumore polmonare, motivo per cui la prevenzione non ammette approssimazioni.
- I lavoratori potenzialmente esposti devono ricevere informazione e formazione specifica, e per le attività di bonifica sono previsti requisiti professionali e sorveglianza sanitaria dedicati.
Cosa deve fare il datore di lavoro se in azienda è presente amianto#
Il primo passo è la mappatura: individuare se l'immobile aziendale, costruito prima del divieto del 1992, contiene materiali in amianto (coperture in cemento-amianto, tubazioni coibentate, pannelli, guarnizioni). Una volta censiti, questi materiali vanno valutati per stato di conservazione: se integri e non soggetti a danneggiamento, possono restare in loco con un piano di monitoraggio periodico; se degradati, sfaldati o soggetti a urti e vibrazioni, il rischio di rilascio di fibre nell'aria cresce e va gestito con priorità.
Questa valutazione deve confluire nel DVR aziendale, con indicazione delle misure adottate e dei tempi di verifica periodica, e va coordinata dal RSPP insieme al datore di lavoro.
Bonifica e rimozione: chi può intervenire e come#
Quando la valutazione indica la necessità di rimuovere o incapsulare l'amianto, l'intervento non può essere gestito con il personale interno dell'azienda salvo che non sia specificamente abilitato: la bonifica va affidata a imprese iscritte all'albo nazionale gestori ambientali, nella categoria specifica per la gestione dell'amianto. Prima dell'intervento, l'impresa incaricata deve presentare un piano di lavoro all'autorità competente, che indica le modalità operative, i dispositivi di protezione previsti e le procedure di smaltimento del materiale rimosso.
Durante i lavori di bonifica, l'area interessata va isolata e segnalata, e il personale non coinvolto nell'intervento non deve avere accesso alla zona di lavoro fino al completamento delle verifiche finali.
Rischi per la salute legati all'esposizione all'amianto#
Le fibre di amianto, se inalate, possono restare nei tessuti polmonari per decenni prima che compaiano sintomi. Le patologie associate all'esposizione includono l'asbestosi (fibrosi polmonare cronica), le placche pleuriche, il mesotelioma pleurico e il tumore polmonare. La lunga latenza di queste patologie, spesso di diversi decenni, è la ragione per cui la normativa impone un approccio estremamente prudente: qualunque intervento su materiali contenenti amianto va considerato a rischio finché non è dimostrato il contrario con adeguate analisi.
Errori comuni nella gestione dell'amianto in azienda#
L'errore più grave, e purtroppo ricorrente, è intervenire direttamente su coperture o materiali sospetti senza una valutazione preliminare, ad esempio per piccole riparazioni o forature per il passaggio di impianti. Un secondo errore è considerare "sicuro" un materiale solo perché integro all'apparenza, senza una verifica periodica documentata. Un terzo errore è smaltire i materiali rimossi senza il tracciamento previsto, esponendo l'azienda a responsabilità anche in ambito ambientale, oltre che di sicurezza sul lavoro.
Domande frequenti#
È obbligatorio rimuovere subito tutto l'amianto presente in azienda? No. Se il materiale è integro e correttamente gestito con un piano di monitoraggio, può restare in loco. La rimozione diventa prioritaria quando il materiale è degradato o soggetto a rischio di rilascio di fibre.
Chi può rimuovere l'amianto da un immobile aziendale? Solo imprese iscritte all'albo gestori ambientali nella categoria specifica per l'amianto, che devono presentare un piano di lavoro all'autorità competente prima di iniziare l'intervento.
Serve la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti in passato all'amianto? Sì, quando l'esposizione pregressa è documentata: il medico competente valuta la necessità di controlli periodici, considerando la lunga latenza delle patologie correlate.
Cosa fare se si scopre amianto durante una ristrutturazione? Sospendere immediatamente i lavori nell'area interessata, non movimentare il materiale e far intervenire un'impresa abilitata per la valutazione e l'eventuale bonifica, prima di riprendere qualunque attività.
Nota dell'esperto — Giulio Morelli. L'errore che vedo ripetersi è trattare l'amianto come un problema "storico" ormai chiuso. In realtà molti capannoni industriali e agricoli costruiti prima degli anni '90 hanno ancora coperture in cemento-amianto perfettamente censite ma mai rivalutate negli ultimi anni: la verifica periodica non è un optional.
Se sospetti la presenza di amianto in azienda o devi aggiornare la valutazione dei rischi legata a materiali datati, richiedi una valutazione dei rischi mirata o un preventivo gratuito.
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